Scienziate

Cecilia Collà Ruvolo
19 Maggio 2022
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Ripercorriamo le storie di alcune scienziate, che hanno potuto e voluto perseguire il loro sogno di dare grandi e piccoli contributi alla storia della scienza: c’è ancora molta strada da fare perché seguire la propria passione non sia solo un privilegio e perché nessuno più dica che “non è un percorso adatto a una ragazza”.

Fu allora che iniziò il mio sogno. Da grande sarei andata in Africa a vivere con gli animali selvatici e a scrivere libri su di loro. Tutti ridevano di me: “Non hai soldi, c’è la guerra, l’Africa è lontana. Come diavolo pensi di poterlo fare? Comunque sei solo una ragazza, le ragazze non fanno questo genere di cose, sogna qualcosa che puoi realizzare.” Ma non mia madre, ancora una volta torniamo alla mia meravigliosa madre, e lei disse: “Se vuoi davvero fare qualcosa del genere, dovrai lavorare molto duramente, e approfittare di tutte le opportunità, ma non mollare.”

[Jane Goodall, My message to girls who want to be scientists]

Secondo i dati Eurostat, nel 2020 in Europa il 41% delle persone che lavorano nella scienza sono donne, in Italia questa percentuale scende al 34%; ma guardando gli ultimi 10 anni in Italia e in Europa questa percentuale è cresciuta, nel 2011 in Europa le scienziate erano circa il 39% e in Italia il 32%.

Abbiamo scelto di ripercorrere le storie di alcune scienziate, che hanno potuto e voluto perseguire il loro sogno di dare grandi e piccoli contributi alla storia della scienza, per mettere in luce un divario persistente: i progressi sulla parità di genere nell’università e nella ricerca scientifica sono stati significativi, ma c’è ancora molta strada da fare perché seguire la propria passione non sia solo un privilegio e perché nessuno più dica che “non è un percorso adatto a una ragazza”.

 

Una cattedra anche per me. Percorsi della ricerca, da Laura Bassi a Fabiola Gianotti

Nell’estate australe del 2019-2020 la prima nave rompighiaccio italiana da ricerca salpa per una spedizione nel Mare di Ross, in Antartide, spingendo la ricerca scientifica italiana nel punto più meridionale della Terra. A questa nave è stato dato il nome di Laura Bassi.

Circa trecento anni prima, a Bologna, Laura Maria Caterina Bassi tagliava un traguardo ancora mai raggiunto da nessuna donna al mondo, guadagnando la possibilità di insegnare all’università.

Successe tutto nel 1732, dopo essere diventata da poco la prima socia donna dell’Accademia delle Scienze di Bologna, un istituto di ricerca sperimentale parallelo all’università. Nell’aprile dello stesso anno, a Palazzo Pubblico, nella Sala degli Anziani, da una cattedra ornata di damasco giallo, davanti ai più illustri uomini e accademici del tempo, Laura Bassi discusse la tesi in filosofia, per ottenere la laurea e le insigni dottorali: la corona d’alloro, il libro, l’anello e la mantella di ermellino. Con la laurea, Laura Bassi entrò di diritto nel Collegio dei dottori di filosofia.

Miniatura in cui Laura Bassi discute le tesi

Laura Bassi discute la tesi nella Sala degli Anziani di Palazzo Pubblico. Il luogo, di particolare prestigio, fu scelto per conferire solennità all’evento. Miniatura su pergamena, archivio di stato, Bologna, 1732.

Era stato spettatore fin qui il Senato nostro di Bologna del merito di Laura, e ravvisava con piacere la rarità del successo in una sua Cittadina. Ad assicurarsi però, che l’ozio, o la mediocrità delle sue fortune non arrestassero un corso sì lodevolmente intrapreso; e molto più ancora, che non rimanessero senza premio tante fatiche, e tante cure, lasciò trapelare la sua disposizione di conferirle una Cattedra nel pubblico Studio.

[Giovanni Fantuzzi, Elogio della dottoressa Laura Maria Caterina Bassi Verati, 1778]

Con l’idea di riconoscerle una carica come docente in fisica, fu richiesto a Laura Bassi di discutere anche alcune tesi in filosofia naturale: così, nel giugno dello stesso anno tenne una pubblica disputa sulle proprietà dell’acqua presso l’Archiginnasio dell’Università.

Fu la stella anche in questa occasione, e i nuovi applausi di tutti i Letterati non fecero che continuare la serie de’ preceduti; e al modo stesso l’accompagnarono anche nella sua prima lezione.

[Giovanni Fantuzzi, Elogio della dottoressa Laura Maria Caterina Bassi Verati, 1778]

Allora soltanto gli uomini potevano accedere agli studi e alle cattedre universitarie: a Laura Bassi venne quindi concessa non ufficialmente una cattedra ma una “lettura straordinaria” di Philosofia Universa, come era chiamata la fisica, per cui le era riconosciuto uno stipendio annuale, ma causa sexus le era concesso di fare lezione solo in occasioni speciali e solo se invitata dai superiori, a differenza dei docenti maschi che insegnavano in modo continuativo e autonomo.

Nata nel 1711 in una famiglia modesta, Laura ebbe l’opportunità di studiare perché da bambina fu notata dal medico di famiglia Gaetano Tacconi che la iniziò allo studio e in seguito convinse i suoi genitori a non tenere segrete le sue conoscenze. Tra i curiosi che volevano vedere se davvero questa giovane donna fosse così sorprendente ci fu Prospero Lambertini, a capo dell’Accademia delle Scienze di Bologna e futuro papa Benedetto XIV. Colpito dalla sua sapienza, volle premiarla rendendola socia dell’Accademia e premendo perché discutesse pubblicamente le tesi in filosofia per ottenere la laurea.  Nell’Accademia delle Scienze Laura si allontanò dalla filosofia cartesiana che aveva studiato con il suo primo maestro e si avvicinò sempre più alla fisica, in particolare alla metodologia newtoniana. Proprio come ai suoi colleghi maschi dell’accademia, le fu concesso di leggere anche i libri all’indice, e potendo accedere a queste conoscenze cominciò a studiare anche la matematica.

Il desiderio di questa Donna era l’acquisto di sempre maggiori cognizioni, e di perfezionarsi nelle acquistate. Applicossi perciò all’Algebra, e alla Geometria […] si diede a uno studio più universale, e più intenso della Fisica.

[Giovanni Fantuzzi, Elogio della dottoressa Laura Maria Caterina Bassi Verati, 1778]

Una volta sposata, a partire dal 1749, fu forse la difficoltà di affermarsi come docente in un mondo di soli maschi, oppure la sola grande passione e curiosità che l’animavano, a spingere Laura Bassi a realizzare tra le mura di casa sua e del marito Giuseppe Veratti, medico, uno dei più importanti laboratori di fisica dell’epoca. L’usanza di aprire scuole private a casa propria era diffusa tra i professori universitari bolognesi, ma la frequenza e la qualità delle lezioni di Laura la distinsero immediatamente, attirando molti studenti e viaggiatori anche da altri paesi di Europa. Questo suo impegno venne riconosciuto dal senato accademico con uno stipendio più alto di quello che aveva già.

Disegni di alcuni strumenti che potevano essere presenti nel laboratorio Bassi-Veratti

La collezione di strumenti del laboratorio Bassi-Veratti è andata perduta in seguito alla vendita da parte del figlio Paolo Veratti. Dall’atto di vendita, però, sappiamo quali strumenti ne facevano parte. Nell’immagine a sinistra un disegno di una bottiglia di Leida, a destra disegni di varie tipologie di pistole ad aria infiammabile inventate da Alessandro Volta che le regalò a Laura Bassi.

 

Voi l’avreste veduta circondata da una numerosa corona di scolari che pendevano dalle sue labbra, dare in prima de’ stabiliti sperimenti la teoria, ma la più esatta, la più ricolma di fisiche erudizioni, la più giudiziosa, e darla con una ordinaria chiarezza, ed insieme con una eleganza e pregiatezza di lingua che dubbiosi lasciava gli ascoltanti, se d’improvviso parlasse, come pur facea, o se meditato lungamente e disteso avesse quanto Ella pronunciava. Quindi dalla teoria passare agli esperimenti, e quivi oprar tutto con la più scrupolosa esattezza, notare le minime differenze, rilevare quelle circostanze che più dimostrano la verità del Fenomeno, formarvi sopra de’ raziocinj degni di quella gran mente, tirarne le più giuste conseguenze

[Ignazio Odoardi, allievo di Laura Bassi, cit. in Cavazza, Il laboratorio di casa Bassi Veratti, in Laura Bassi, 2012, p. 113]

La scuola di Laura Bassi e Giuseppe Veratti era eccezionale: il laboratorio era dotato di strumenti all’avanguardia che permettevano di fare studi dalla fisica newtoniana alla fisiologia animale e Laura Bassi, al contrario degli altri docenti di fisica, che all’epoca erano perlopiù medici di formazione, aveva studiato l’algebra e il calcolo differenziale, e sapeva integrare gli esperimenti con ipotesi e spiegazioni teoriche. L’integrazione di esperimento e teoria era molto raro al tempo, sia a causa della formazione dei docenti, sia perché c’era una separazione molto forte, dal punto di vista didattico, tra i due approcci: all’Università veniva insegnata la teoria, mentre all’Accademia delle Scienze era possibile mettere in pratica gli esperimenti, ma senza fornire spiegazioni teoriche; questo per non entrare in competizione con l’Università che era considerata l’istituzione deputata alla formazione teorica.

Per la ricchezza di strumenti e le capacità di condurre gli esperimenti e di insegnare, il laboratorio di casa Bassi-Veratti divenne un luogo di incontro non solo tra accademici e studenti ma anche tra scienziati di tutte le scienze, inventori, viaggiatori italiani e stranieri, letterati e artisti.

Insieme a Lazzaro Spallanzani, suo allievo e parente, Laura si occupò di studi di biologia e, insieme a Leopoldo Marcantonio Caldani, iniziarono gli studi sulla stimolazione muscolare delle rane attraverso l’elettricità che vent’anni dopo, negli anni ‘80 del Settecento, portarono Luigi Galvani a una delle più importanti scoperte del secolo: l’elettricità animale.

Disegno di esperimenti sull'elettricità animale

Disegno che illustra alcuni esperimenti condotti da Galvani sull’elettricità animale.

 

Oltre a Spallanzani e Caldani, l’autorevolezza di Laura Bassi era riconosciuta dai principali intellettuali e scienziati dell’epoca. Lo dimostra un ricco epistolario in cui compaiono interlocutori come l’abate Jean-Antoine Nollet, Felice Fontana, Giambattista Beccaria, Alessandro Volta. Persino Voltaire per essere ammesso all’Accademia delle Scienze di Bologna scelse di rivolgersi a Laura Bassi. Era considerata una scienziata al loro pari se non migliore.

M’era ben noto (e a chi non lo sarebbe?) Virtuosissima Dama, il di Lei valore nelle Filosofiche Scienze, e in grado eminente in tutte le parti della Fisica. Ciò però non sarebbe bastato ad animar me, persona a Lei del tutto sconosciuta, a presentarle questa mia giovanil produzione, comunque ne fossi al sommo desideroso, parendomi troppa arditezza: vi voleva un altro impulso; e questo mi fu dato da persona, cui troppo deferisco. Parlo del Signor Abate Spallanzani, il quale spiegandomi come V. S. Ill.ma fa specialmente le sue delizie dell’elettricità, m’ha suggerito d’inviarle la dissertazione. […] Ella ne potrà giudicare; e questo suo giudizio ardisco pur pregarla di manifestarmelo, ma semplice e aperto, non sotto alcuna veste di cortesia. […]

[Lettera di Alessandro Volta a Laura Bassi, 15 luglio 1771]

La notorietà e autorevolezza di Laura Bassi in materia di scienza era dimostrata anche dalla sua partecipazione come interlocutrice durante le anatomie pubbliche che si tenevano al teatro anatomico dell’università durante il carnevale. Nonostante questo, il fatto di essere donna continuava a essere un limite. Quando, nel 1745, papa Benedetto XIV istituì la classe degli accademici benedettini per incentivare la ricerca scientifica bolognese, lei non fu inclusa tra i 24 accademici scelti e dovette chiedere a Flaminio Scarselli, ambasciatore bolognese a Roma, di suggerire al papa di aggiungerla come soprannumeraria, con una posizione straordinaria, com’era accaduto nell’Accademia delle Scienze nel 1732, quando aveva aperto le porte dell’istituto anche alle donne.

Io so di non essere tra i nominati, e godo di non esservi, quando il pormici avesse dovuto costare l’esclusione ad alcuno di quelli che vi sono, e tanto più di me si meritano tale onore, pur tuttavia sarebbe in arbitrio di Sua Santità il pormi in questa serie come fui posta nell’Università per straordinaria, cioè per una sopra più.

[Lettera di Laura Bassi a Flaminio Scarselli, 21 aprile 1745]

Il papa la ammise specificando nel breve papale che il suo stipendio avrebbe dovuto essere al pari di quello degli uomini, essendo scontato che dovesse essere inferiore. Seppur sollevando non poche discussioni, questo le permise di essere parte attiva della comunità scientifica bolognese e di presentare ogni anno le sue ricerche originali, che erano fondate sugli esperimenti svolti nel suo laboratorio o in quelli dell’Accademia delle Scienze.

Solo nel 1776, due anni prima della sua scomparsa, Laura Bassi riuscì a ottenere quello per cui aveva lavorato e lottato per tutta la vita: le fu assegnata ufficialmente la cattedra di Fisica Sperimentale all’Accademia delle Scienze. Suo assistente fu designato il marito Giuseppe Veratti, che l’aveva supportata e aiutata nella nomina istituzionale.

Nel corso del Settecento Laura Bassi non è l’unico esempio di donna scienziata, ma è stata la prima e l’unica a ottenere una cattedra ufficiale. Con l’età napoleonica le porte della ricerca scientifica e dell’insegnamento universitario si chiuderanno nuovamente alle donne e bisognerà aspettare l’Ottocento per trovare qualche altro raro esempio.
Non è un caso che il primo istituto a offrire a una donna una cattedra di fisica sperimentale sia stata l’Accademia delle Scienze di Bologna. Era stata fondata alla fine del Seicento quando Bologna, prima conosciuta in tutta Europa come “la città del sapere”, stava perdendo la sua fama. Il Conte Marsilii ebbe l’idea di far rifiorire la città puntando sulla ricerca scientifica, sostenendo un’attività di ricerca che fosse al passo con quella portata avanti nelle altre università europee. L’idea fu quella di aprire un istituto non alternativo ma complementare all’università, che avesse un’impronta prettamente sperimentale. Un luogo aperto alle nuove conoscenze, che non mettesse in contrapposizione scienza e fede, che permetteva consentendo ai suoi accademici di studiare i libri messi all’indice; un centro di incontro per scienziati e intellettuali di tutta Europa. Fu in questo contesto che Prospero Lambertini riconobbe il valore, e il lustro, che il contributo di una mente brillante come quella di Laura Bassi avrebbe portato alla crescita dell’accademia e della città.

Fabiola Gianotti al CERNSfogliando le pagine della storia della scienza più vicina a noi, troviamo un altro emblematico esempio di come la ricerca scientifica sia considerata un motore dello sviluppo economico, del progresso e dell’internazionalità per una società. Il Cern – Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire nasce nel dopoguerra, nel 1953, con lo scopo di rafforzare il senso di comunità e risollevare l’Europa, spostando l’asse dell’eccellenza della ricerca in fisica delle particelle dagli Stati Uniti al continente europeo. Al Cern sempre più ricercatrici sono impegnate nelle attività di ricerca sperimentale, teorica e tecnologica e nel 2016 è stata nominata direttrice generale Fabiola Gianotti. Fisica sperimentale formatasi all’Università Statale di Milano e ricercatrice dell’esperimento Atlas. Nel 2012, insieme al portavoce dell’esperimento CMS Joseph Incandela, annuncia uno dei più significativi traguardi della fisica contemporanea: la scoperta del Bosone di Higgs. Oggi Fabiola Gianotti è al secondo mandato e questo la rende anche la prima persona alla direzione del Cern per due mandati.

Con le parole di Fabiola Gianotti, che sottolineano il valore della diversità in senso ampio, chiudiamo questa prima storia di donne e scienza.

Con tanti scienziati da tutte le parti del mondo, una delle forze del Cern è senza dubbio la celebrazione della differenza come ricchezza per l’umanità. […] Spero, dunque, che una donna in questa posizione incoraggi un numero maggiore di giovani ragazze a scegliere la strada della ricerca. Noi dal canto nostro non possiamo che vigilare perché alle donne vengano garantite le stesse possibilità offerte agli altri scienziati.

[Fabiola Gianotti, cit. in L’italiana Fabiola Gianotti è la prima donna a dirigere il Cern, Sapere, 2014]


Fonti e consigli per approfondire