Paesaggi per la conoscenza

Dialogo tra ricerca scientifica e architettura

Cecilia Collà Ruvolo
5 Ottobre 2021
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Foto del progetto di EuPRAXIA

Massimo Faiferri, architetto e coordinatore del laboratorio di ricerca Ecourbanlab, racconta le relazioni tra la ricerca scientifica e l’architettura.

Parte integrante della proposta culturale della 17ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, a inizio settembre si è tenuto alla sede dell’Arsenale un ciclo di incontri organizzati da INFN, GSSI Gran Sasso Science Institute e EGO European Gravitational Observatory, a corollario dell’installazione Gravitational Waves Architecture curata da Eugenio Coccia, Massimo Faiferri, Giancarlo Mazzanti, Michele Punturo con Lino Cabras e Fabrizio Pusceddu: installazione progettata a partire dagli esiti della Summer School ILS – Innovative Learning Spaces 2019 “Landscapes of Knowledge” del DADU  dell’Università di Sassari.

Nell’ambito di un Accordo di Ricerca Collaborativa con l’INFN, dal 2017 Massimo Faiferri è responsabile del progetto architettonico dell’infrastruttura che ospiterà l’acceleratore lineare EuPRAXIA ai Laboratori Nazionali di Frascati (LNF), e di uno Science Centre presso gli stessi laboratori, entrambi in fase di progettazione sotto la direzione della Divisione Tecnica dei LNF. Faiferri è stato inoltre responsabile scientifico della Summer School ILS 2019, “Landscapes of knowledge”, i cui esiti hanno prefigurato possibili sviluppi del progetto ET (Einstein Telescope), il progetto europeo guidato dall’INFN per un rivelatore sotterraneo per le onde gravitazionali, come risorsa per il territorio di Lula, in Sardegna.
Gli abbiamo chiesto di raccontarci come nasce e si sviluppa la proficua relazione tra fisica e architettura.

Come sono nati la collaborazione con i Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN e il suo interesse verso le grandi infrastrutture di ricerca?

L’occasione nasce e si sviluppa grazie ai principi fondativi del laboratorio di ricerca Ecourbanlab che dirigo da molti anni nel Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica dell’Università di Sassari e che a breve si trasferirà nella nuova sede dell’Università di Cagliari.
Si tratta di un laboratorio focalizzato sulla progettazione dello spazio come strumento di indagine e sperimentazione della complessità urbana, attraverso un approccio interdisciplinare basato su una forte dialettica tra teoria e pratica, soprattutto nel metodo didattico. All’interno delle attività promosse abbiamo potuto instaurare collaborazioni con alcuni ricercatori dell’INFN su svariati temi, aprendo inaspettati dialoghi sul rapporto tra fisica e architettura che ci hanno portato alla reciproca consapevolezza che queste due discipline, apparentemente lontane, possono trovare un’interessante connessione proprio nello sviluppo dei progetti delle grandi infrastrutture di ricerca, dove la fisica sperimenta e verifica le proprie teorie e l’architettura può dare un contributo utile per la definizioni di spazi adeguati per un fertile sviluppo della ricerca scientifica.

Quali contributi può dare l’architettura nel progetto di queste grandi infrastrutture e ambienti finalizzati alla formazione e alla ricerca?

Ci si è accorti che anche negli edifici iper-specialistici, come ad esempio quelli destinati a contenere straordinari macchinari come gli acceleratori di particelle, l’aspetto architettonico, soprattutto rivolto alla configurazione spaziale dell’edificio, può avere un ruolo determinante per consentire un migliore utilizzo degli spazi al suo interno.
Fin dall’inizio della collaborazione con i Laboratori Nazionali di Frascati mi ha impressionato la complessità delle “straordinarie macchine” ospitate all’interno di edifici che non sembravano adeguati alle necessità di sviluppo di queste affascinanti infrastrutture scientifiche e soprattutto alle attività che i ricercatori svolgono al loro interno.
Al contempo mi sono accorto che anche gli spazi esterni erano concepiti sostanzialmente secondo logiche puramente funzionali che non tenevano quasi mai conto di altri aspetti qualitativi presenti ad esempio nel paesaggio circostante.

Il progetto di architettura in questo senso può, e deve, dare un contributo fondamentale nella costruzione di edifici capaci di ospitare complesse infrastrutture proponendo spazi che siano in grado, da un lato, di ospitare adeguatamente queste macchine e, dall’altro, di favorire il lavoro dei ricercatori, senza dimenticare che questi edifici possono anche interagire con il paesaggio circostante costruendo relazioni spaziali che non si limitano ai necessari, ma non esaustivi, aspetti funzionali.

progetto dell'edificio dell'acceleratore eupraxia visto dall'alto

Lei sta guidando il progetto architettonico dell’infrastruttura che ospiterà l’acceleratore di nuova generazione EuPRAXIA ai Laboratori Nazionali di Frascati, progetto del quale l’INFN è capofila a livello europeo. Qual è lo stato dell’arte?

Questa esperienza è frutto della collaborazione iniziata qualche anno fa tra il nostro gruppo di ricerca Ecourbanlab e la Divisione Tecnica di LNF. Oltre a un corretto inserimento in ambito urbanistico, abbiamo provato a lavorare sugli aspetti paesaggistici che non sempre hanno caratterizzato gli ambienti che oggi sono ospitati nella sede di Frascati. Il nuovo edificio da progettare avrebbe avuto, infatti, grandi dimensioni: circa 120 m di lunghezza. È difficile (ma possibile) attenuare l’impatto di questo “bestione”, inserendolo nel contesto a partire da un lavoro in sezione, dove l’edificio viene incastrato nel pendio esistente quasi a costruire un bastione terrazzato che ospita un’area verde sul tetto con geometrie che richiamano i vigneti e gli orti circostanti.

Altro fondamentale aspetto riguarda gli spazi interni dell’edificio.
Quando visitai per la prima volta i laboratori di Frascati rimasi molto impressionato dal groviglio di tubi e macchinari al loro interno, segno che il progetto di queste infrastrutture molto spesso si evolve in modo inaspettato e l’architettura che deve contenerle non può non tenerne conto.
Mi colpì anche vedere i ricercatori districarsi intorno a questi grovigli e non trovare lo spazio giusto per svolgere il loro lavoro. Per questo motivo il progetto per l’acceleratore EuPRAXIA cerca di configurare spazi all’interno dell’edificio che consentano ai ricercatori di discutere e confrontarsi sul lavoro che stanno portando avanti in ambienti di qualità che ad esempio sfruttino la luce naturale e la vista sul paesaggio circostante.

Come si interfaccia la progettazione architettonica con la progettazione infrastrutturale guidata dalla Divisione Tecnica dei Laboratori Nazionali di Frascati?

Nel progetto di architettura in generale, ma ancora più in progetti così complessi come quelli delle grandi infrastrutture scientifiche, è necessario ricercare una sintesi tra molteplici aspetti che contribuiscono alla configurazione finale dell’edificio. In questa esperienza sono stati fondamentali i contributi dei tanti colleghi coinvolti nel progetto, grazie alle loro specifiche competenze che hanno indirizzato le scelte architettoniche elaborate anche in funzione delle peculiarità impiantistiche. Attraverso il coordinamento dell’ingegnera Simona Incremona della Divisione Tecnica dei LNF, si è riusciti a mettere a frutto una straordinaria collaborazione tra fisici, ingegneri, architetti e impiantisti che spero possa ripetersi in altre occasioni.

Nello stesso sito si sta lavorando anche alla realizzazione di uno Science Centre, in collaborazione con la Divisione Tecnica e il Servizio di Divulgazione Scientifica dei Laboratori Nazionali di Frascati, e con SISSA MediaLab di Trieste.

Il progetto dello Science Centre è pensato per poter accogliere le migliaia di visitatori che ogni anno vanno nei Laboratori di Frascati e che ancora oggi non trovano un vero e proprio spazio deputato alla loro accoglienza.
Questo progetto, ancora in progress, riflette moltissimo sul tema della divulgazione della conoscenza e stiamo lavorando su alcuni importanti aspetti come l’inserimento della struttura nel paesaggio in modo da utilizzare spazi ipogei illuminati da luce naturale e un collegamento con l’esterno che sia adeguato ad accogliere i visitatori. Un altro punto cruciale su cui stiamo lavorando è un’immagine dell’edificio che possa rappresentare un vero e proprio biglietto da visita per il centro.

L’Italia, e l’INFN, stanno lavorando perché il sito dell’Einstein Telescope sia stabilito in Sardegna. Il tema è stato al centro dell’edizione 2019 della Summer School ILS dal titolo “Landscapes of Knowledge”. Che cosa è emerso?

“Landscapes of Knowledge” si è concentrata sul tema degli spazi dell’apprendimento attraverso la progettazione di un paesaggio della conoscenza correlato al progetto ET nella miniera di Sos Enattos a Lula. Le diverse proposte elaborate dagli atelier partecipanti,  coordinati da architetti di fama internazionale, si sono sviluppate a partire dal patrimonio materiale e immateriale di questo territorio: in primis, il legame con il massiccio del monte Albo che caratterizza il paesaggio di questi luoghi, la storia di Lula, la sua cultura, le sue tradizioni e il paesaggio produttivo delle sue miniere, che aspetta di essere riconvertito.
Tutti i lavori presentati assumevano una chiara posizione sulla nuova opportunità che l’Einstein Telescope potrebbe offrire a questi territori, che non può limitarsi esclusivamente alla costruzione dell’infrastruttura. La trasformazione del territorio di Sos Enattos da paesaggio produttivo a paesaggio della conoscenza potrebbe riscattare quest’area attraverso un nuovo senso dell’abitare basato su nuove forme d’uso del territorio legate all’infrastruttura scientifica.
In particolare, il gruppo coordinato dall’architetto colombiano Giancarlo Mazzanti ha proposto di sviluppare il progetto a partire dall’opera di Maria Lai, una delle più importanti artiste sarde. Per l’artista la vita è una trama di fili che unisce e crea armonia fra le persone. Il nostro gruppo di ricerca Ecourbanlab insieme al gruppo Mazzanti ha provato a sviluppare questa idea attraverso un progetto intitolato “Come rendere visibile l’invisibile, attraverso i fili che compongono e organizzano la vita”. La proposta reinterpreta il territorio attraverso una rete fisica e concettuale, capace di rendere visibile l’invisibile. Un nuovo paesaggio caratterizzato da fili colorati, ispirati a quelli con cui Maria Lai, negli anni ’80, propose di legare le case di Ulassai alle montagne. I fili colorati, in questo caso, uniscono punti del territorio, in cui realizzare spazi per la divulgazione scientifica, in modo da creare una nuova relazione tra l’infrastruttura, le attività di ricerca sviluppate nel sottosuolo e il territorio circostante.

Installazione Gravitational waves Architecture

In che modo l’installazione “Gravitational Waves Architecture” esposta alla Biennale di Architettura di Venezia sintetizza gli esiti del lavoro di ricerca sulla progettazione degli spazi dell’Einstein Telescope?

Il progetto ET ha suscitato l’interesse del curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia 2020, Alessandro Melis, proprio per le potenzialità che offre al territorio di Lula. Da qui nasce l’allestimento GWA – Gravitational Waves Architecture, proposto dalla collaborazione interdisciplinare tra il Gran Sasso Science Institute (GSSI), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), il laboratorio di ricerca Ecourbanlab del Dipartimento di Architettura, Urbanistica e Design dell’Università di Sassari e lo studio di architettura colombiano El Equipo Mazzanti.

Attraverso un’esperienza sensoriale sinestetica, l’allestimento intende esporre il progetto della costruzione della grande infrastruttura di ricerca sotterranea e l’occasione di valorizzazione e rilancio del territorio che essa rappresenta, grazie alla trasformazione del paesaggio produttivo in paesaggio della conoscenza, pensato come spazio pubblico e di costruzione di comunità d’apprendimento che si sviluppa in superficie.

“Incontri” è l’appuntamento editoriale di Collisioni.infn, dedicato al dialogo con i testimoni dello scambio interculturale tra la comunità scientifica, in particolare l’INFN, e il mondo culturale nel suo insieme.