Ricerca di base, economia e territorio

Intervista a Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 ore

15 Giugno 2026
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Intervista Tamburini: vista di Virgo dall'alto

In un contesto storico caratterizzato da avanzamenti tecnologici sempre più rapidi e da una crescente competizione globale, il rapporto tra scienza ed economia assume un’importanza strategica per il futuro delle società contemporanee.

In un contesto storico caratterizzato da avanzamenti tecnologici sempre più rapidi e da una crescente competizione globale, il rapporto tra scienza ed economia assume un’importanza strategica per il futuro delle società contemporanee. Se da un lato la ricerca applicata produce innovazioni con ricadute immediate sul settore produttivo, dall’altro la ricerca di base continua a sviluppare quelle conoscenze che, nel lungo periodo, rendono possibili le grandi rivoluzioni scientifiche e tecnologiche. 

Nel maggio 2026, l’INFN ha partecipato alla XXIesima edizione del Festival dell’Economia di Trento con un intervento del presidente Antonio Zoccoli nell’abito della tavola rotonda “Intelligenza artificiale e data center, da dove arriva l’energia” condivisa con rappresentanti di aziende italiane coinvolte nello sviluppo tecnologico per l’AI e il calcolo e rappresentanti del mondo accademico. 

In particolare, il presidente Zoccoli ha portato all’attenzione della platea lo sviluppo in Italia di un elevatissimo potenziale connesso al supercalcolo, all’AI, al quantum computing attraverso la realizzazione di hub avanzati di datacenter nati nell’ambito della ricerca di base  

In questa occasione abbiamo incontrato il Direttore de Il Sole 24 Ore Fabio Tamburini per approfondire insieme a lui il valore degli investimenti nella Big Science e nelle infrastrutture per la ricerca di base, come opportunità di sviluppo per i territori e comunità locali. Dalle prospettive offerte all’Italia dal progetto Einstein Telescope per la rivelazione di onde gravitazionali, fino alle sfide che attendono l’Europa nel confronto con le grandi potenze mondiali, emerge una convinzione chiara: investire nella ricerca significa avere il coraggio di guardare avanti e scommettere sul futuro.

A suo avviso, che cosa dovrebbe spingere il mondo dell’impresa a investire risorse nella ricerca di base e nella realizzazione di grandi infrastrutture che hanno come primo obiettivo la pura produzione di nuova conoscenza? 

Investire in ricerca significa avviare degli investimenti che devono guardare lontano, innescando dei meccanismi virtuosi che poi si spera avranno delle ricadute. Chiaro è che non tutti gli investimenti avranno ricadute adeguate, ma questo fa parte della vita.

Vi è la necessità di una visione complessiva accompagnata dalla comprensione che ogni investimento in ricerca trascina poi un indotto che ha delle ricadute sul territorio, sui rapporti con le università, con i giovani e con il mondo delle imprese. 

Come si può costruire un dialogo aperto e costruttivo con le comunità locali in modo da renderle partecipi e promuovere un loro ruolo attivo; così che si possano sentire parte del progetto che ospitano nel loro territorio e possano trarne vantaggio? 

Le comunità sul territorio devono essere coinvolte ed essere protagoniste degli investimenti capendo che sono una leva per lo sviluppo del territorio. 

Proprio in questi giorni si tiene la XXIesima edizione del Festival dell’Economia di Trento, la quinta organizzata dal Sole 24 Ore. Certamente non è un investimento nella ricerca, ma credo che possa essere un modello di riferimento per questo genere di investimenti dal momento che il punto di forza del Festival risiede proprio nel coinvolgimento con il territorio e con la comunità locale. 

Il modello europeo esemplificato dal Cern di Ginevra prevede l’implementazione di grandi infrastrutture condivise, in cui molti paesi finanziano proporzionalmente grandi imprese scientifiche. Quali sono i vantaggi di questo modello e quali, se ce ne sono, i rischi? 

Il vantaggio è che la forza dell’Europa rende possibili investimenti davvero ambiziosi. Il punto di caduta è che si scatena un meccanismo di concorrenza tra gli Stati che a volte può non essere virtuoso. C’è la tentazione negativa da parte di alcuni paesi di appropriarsi degli investimenti più interessanti. Ci deve essere un’Europa più equanime nelle scelte di dove realizzare gli investimenti, soprattutto quelli più importanti. Non ci possono essere paesi che la fanno da padrona e altri che fanno da spettatori, o peggio da spettatori che ci mettono i soldi. 

Einstein Telescope sarà la nuova grande infrastruttura di ricerca in Europa per la rivelazione di onde gravitazionali. L’Italia ha ottime possibilità di ospitarla nel sito dell’ex miniera di Sos Enattos in Sardegna, un territorio con caratteristiche geofisiche uniche e un basso rumore antropico, condizioni indispensabili per il funzionamento di questo strumento. 

Quali ricadute pensa possa portare al territorio locale e nazionale in termini di impatto economico, tecnologico e sociale, l’attuazione di questo nuovo progetto? 

L’attuazione di questo nuovo progetto è un’occasione fantastica per la Sardegna, per l’Italia, ma direi per l’Europa. Io credo che sia necessario, proprio per quanto ci siamo detti poco fa, che l’Europa nelle sue scelte tenga presente la necessità di riferirsi a criteri di giustizia nella distribuzione delle località dove fare gli investimenti; certamente la Sardegna questo investimento se lo merita… E anche l’Italia! 

Come immagina il ruolo della ricerca scientifica in futuro, anche considerando che lo sviluppo tecnologico attuale, in grande accelerazione, affonda profondamente le sue radici nella ricerca di base?  

Purtroppo, le notizie non sono di straordinaria positività. Il mondo sta andando verso una polarizzazione sempre più marcata, da una parte gli Stati Uniti e dall’altra la Cina. L’Europa è un continente che invecchia, che è diviso, che non riesce a essere protagonista. Io credo invece che il mondo abbia bisogno di un’Europa protagonista. Ma il protagonismo dell’Europa passa attraverso la creazione degli Stati Uniti d’Europa che possono essere tali solo superando gli egoismi dei vari paesi.  

La ricerca spinge in avanti il limite delle tecnologie, spesso lavorando in collaborazione con le aziende che ne traggono beneficio, anche in termini di nuovo know how e nuove linee di sviluppo. È un connubio naturale che tuttavia non è sempre scontato. 

Come promuovere e valorizzare, allora, il trasferimento tecnologico? 

Ognuno deve fare la sua parte: gli Stati, l’Europa e le imprese. Le imprese devono capire che il motore più efficiente del loro sviluppo è la ricerca e anche le università non devono avere paura di contaminarsi. 

Ecco, soltanto se ci sarà un circuito virtuoso tra questi protagonisti, Europa, imprese, università e aggiungerei le comunità locali e i territori – gli investimenti nella ricerca permetteranno di recuperare la differenza tra investimenti e ricerca in paesi come Stati Uniti e Cina rispetto a quanto accade alla “vecchia Europa”, un continente che sta invecchiando e che investe troppo poco in ricerca. D’altra parte, è un continente in cui certi valori di rispetto dell’uomo e di democrazia sono molto più avanzati rispetto ed altre parti del mondo. Il mondo ha bisogno dell’Europa e l’Europa deve essere pronta a rispondere nel modo migliore all’appello. 

Come emerso anche dalle parole di Antozio Zoccoli durante il suo intervento al Festival, le grandi infrastrutture di ricerca di base non sono soltanto luoghi in cui si produce nuova conoscenza, ma diventano sempre occasioni di incontro tra università, imprese, istituzioni e comunità locali, generando valore e opportunità diffuse. 

In un contesto internazionale sempre più competitivo, l’Europa è chiamata a rafforzare il proprio ruolo attraverso un aumento degli investimenti in ricerca e innovazione. Progetti come il centro nazionale di calcolo ICSC di Bologna nato dalle esigenze di calcolo della ricerca di base, e l’Einstein Telescope per la ricerca internazionale nel campo delle onde gravitazionali, rappresentano non solo una sfida scientifica di portata mondiale, ma anche un’opportunità di cooperazione con un elevato potenziale di tradursi in sviluppo concreto e progresso condiviso.  

“Incontri” è l’appuntamento editoriale di Collisioni.infn, dedicato al dialogo con i testimoni dello scambio interculturale tra la comunità scientifica, in particolare l’INFN, e il mondo culturale nel suo insieme.